Beyond Borders: Ways of Seeing, Ways of Belonging

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Nel corso di un programma intensivo di studio all’estero di dieci giorni, un gruppo di studenti del primo anno dell’Università di Pittsburgh ha esplorato la Sicilia e il Mediterraneo attraverso una prospettiva incentrata sui temi della migrazione e dei diritti umani. Il percorso ha affrontato alcune delle grandi questioni che caratterizzano il dibattito contemporaneo: l’identità e il senso di appartenenza, l’incontro con la diversità culturale, il pregiudizio e la giustizia sociale.

Il corso è stato concepito come un’esperienza di apprendimento basata sul contatto diretto con il territorio e sulle relazioni con le realtà che, ogni giorno, si confrontano con queste tematiche. Alle lezioni e ai momenti di approfondimento si sono affiancati incontri, visite e conversazioni con organizzazioni locali impegnate nella ricerca, nell’accoglienza, nel sostegno sociale e nei processi di inclusione. Un’impostazione che ha permesso agli studenti di avvicinarsi a questioni complesse non solo attraverso lo studio, ma anche attraverso l’ascolto e il confronto con chi opera concretamente sul campo.

Presso il Siracusa Institute of Criminology and Social Justice, la Prof.ssa Iole Fontana ha proposto una lettura del fenomeno migratorio mettendo a confronto la prospettiva europea e quella statunitense. Gli incontri con CIAO e L’Arcolaio hanno offerto invece l’opportunità di conoscere più da vicino diverse forme di accoglienza, sostegno e inclusione, e di comprendere come queste pratiche si inseriscano nel tessuto della comunità locale.

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Durante la visita presso l’Oasi Didattica dell’Arcolaio, gli studenti hanno avuto l’opportunità di conoscere da vicino Frutti degli Iblei, il progetto di agricoltura sociale promosso dalla cooperativa sui Monti Iblei. Qui hanno incontrato una dimensione concreta e partecipativa dell’inclusione sociale, sperimentando direttamente l’importanza del rapporto con la terra e con l’ambiente naturale. 

La visita ha permesso agli studenti di comprendere come il lavoro, l’agricoltura e la cura del territorio possano diventare strumenti per creare nuove opportunità e ricostruire legami con la comunità. L’inclusione è stata così osservata non soltanto come concetto, ma attraverso un’esperienza concreta, in cui integrazione sociale, inserimento lavorativo, sostenibilità ambientale e valorizzazione della biodiversità locale si intrecciano e contribuiscono alla costruzione di nuove forme di partecipazione alla vita della comunità.

Il corso ha inoltre proposto modalità di apprendimento e riflessione che coinvolgessero non solo la dimensione intellettuale, ma anche quella personale e corporea. Attraverso la scrittura di un diario, gli studenti hanno avuto modo di elaborare emozioni, impressioni ed esperienze vissute durante il percorso. Una passeggiata interattiva per le strade di Siracusa, guidata dal mediatore culturale Ramzi Harrabi, li ha invece invitati a leggere la città attraverso le diverse stratificazioni culturali e storiche che la caratterizzano, esplorandone l’eredità islamica e le tracce di scambi e incontri tra culture che continuano ancora oggi a definirne il volto.

Gli studenti hanno inoltre avuto l’opportunità di esplorare, attraverso il corpo e il movimento, dinamiche sociali che non sempre è possibile esprimere pienamente attraverso le parole. Maria Giovanna Italia di Officina SocialMeccanica ha introdotto alcune pratiche ispirate alla pedagogia del Teatro dell’Oppresso. Attraverso il Teatro Immagine, gli studenti hanno utilizzato il corpo e il movimento collettivo per rendere visibili relazioni, emozioni e dinamiche sociali, sperimentando in prima persona come anche un semplice cambiamento di posizione possa modificare il modo in cui una situazione viene percepita e interpretata.

Altrettanto importante è stato lo spazio dedicato alla comunità. Un laboratorio di cucina interculturale, seguito da una cena condivisa, ha riunito studenti e membri della comunità locale attorno alla stessa tavola, creando un’occasione di incontro, dialogo e convivialità.

L’esperienza è confluita in una pubblicazione collettiva che raccoglie alcune pagine dei diari personali degli studenti, riunendo pensieri, impressioni, emozioni e frammenti del percorso vissuto.

Una raccolta corale di voci, che restituisce l’esperienza attraverso i loro sguardi e le loro prospettive.

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